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	<title>Massimo Talli, Autore presso Massimo Talli Psicoterapeuta a Roma e Aprilia</title>
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		<title>Trattamento Unico per le Dipendenze (TUD)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Talli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2020 10:31:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una Dipendenza Patologica è una “Condizione psichica, talvolta anche fisica, derivante dall’interazione tra un organismo e una sostanza, caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comprendono un bisogno compulsivo di assumere la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.massimotalli.it/trattamento-unico-per-le-dipendenze-tud/">Trattamento Unico per le Dipendenze (TUD)</a> proviene da <a href="https://www.massimotalli.it">Massimo Talli Psicoterapeuta a Roma e Aprilia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una Dipendenza Patologica è una “Condizione psichica, talvolta anche fisica, derivante dall’interazione tra un organismo e una sostanza, caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comprendono un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione”.</p>
<p>La sostanza cui si riferisce l’OMS non è soltanto la “droga” tipica delle tossicodipendenze, ma riguarda anchel’uso di specifiche attività come il gioco d’azzardo, il sessoo internet. In questi casi il fenomeno della dipendenza non viene indotto dall’assunzione di una  sostanza psicotropa, ma dalla messa in atto di una condotta altamente gratificante.</p>
<p>Sia nelle dipendenze da sostanza che in quelle comportamentali (o senza sostanza) è possibile rinvenire  la presenza di fenomeni comuni, come il   craving, la tolleranzae l’astinenza.</p>
<p>Con il termine craving, in italiano bramosia o desiderio impulsivo, ci si riferisce al bisogno incoercibile di assumere una sostanza o di ripetere un comportamento. Nell’istante in cui si manifesta, la sostanza o la condotta diventa la cosa più importante. E’ possibile raggruppare i sintomi che la accompagnano in tre gruppi:</p>
<ul>
<li>Sintomi Fisici: tremori, sudorazione, perdita di coordinazione, convulsioni;</li>
<li>Sintomi Cognitivi: pensieri centrati sul desiderio (ad esempio “devo farlo ora”);</li>
<li>Sintomi Psichici: ansia, irritabilità, insonnia, sintomi depressivi.</li>
</ul>
<p>La tolleranza invece si verifica quando una data dose di sostanza o di condotta patologica, dopo somministrazioni ripetute, produce un effetto progressivamente minore.  Il fenomeno della tolleranza, quindi, spiega il motivo per cui gli utilizzatori abituali, nel lungo termine, abbiano bisogno di dosi sempre maggiori e ripetute per poter sperimentare lo stesso effetto di piacere provato nelle prime esperienze.</p>
<p>Infine l’astinenza riguarda l’insieme dei sintomi che compaiono quando si è lontani dalla sostanza/condotta patologica.L&#8217;intensità di questi sintomi varia a seconda della gravità della dipendenza, e solitamente investono sia la sfera fisica che psicologica.</p>
<ul>
<li>sintomi fisici:  nausea e vomito, diarrea, astenia, insonnia o ipersonnia, bradicardia, aumento dell&#8217;appetito, mal di testa, dolori muscolari, dilatazione delle pupille, iperidrosi, rinorrea, crisi convulsive.</li>
<li>sintomi psicologici: alterazioni dell&#8217;umore, agitazione e irrequietezza, rabbia e irritabilità, frustrazione, disforia, stati d&#8217;ansia, difficoltà di concentrazione.</li>
</ul>
<p>Sia le forme di dipendenzada sostanza che quelle comportamentali attivano il medesimo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_di_ricompensa">sistema cerebrale di ricompensa</a>. Questo sistema consente di apprendere dall’esperienza, e consiste nel ripetere quello che in noi produce sensazioni di gratificazione e benessere e scartare ciò che non lo fa. Il nostro cervello, ogni qual volta sperimentiamo momenti di piacere, libera alcune sostanze che funzionano da rinforzo a quello stesso stimolo, rimarcandolo. Il circuito di reward, funziona attraverso la messa in circolo della dopamina, rilasciata ogni qual volta proviamo gratificazione, sia di tipo fisico che di tipo psicologico</p>
<p>Si evince quindi come tali similitudini possano sottendere un medesimo percorso terapeutico, di tipo multimodale, che da qui in avanti chiameremo TUD, Trattamento Unico per le Dipendenze .La multimodalità implica la capacità del team di lavoro (psicologi, psicoterapeuti e psichiatri) di utilizzare differenti formati di terapia (individuale, coniugale, familiare, di gruppo) nel processo di guarigione.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.massimotalli.it/wp-content/uploads/2020/10/psicologo_anatomia_di_una_terapia-168x300.jpg" alt="" width="168" height="300" /></p>
<p><strong>1. Richiesta di aiuto.</strong></p>
<p>Solitamente  non è il paziente a richiedere l’intervento del clinico, ma uno dei suoi familiari  che preoccupato per l’ennesimo episodio di abuso rompe gli indugi e contatta il professionista. Il tempo che intercorre tra il primo contatto telefonico e l’appuntamento a studio può essere molto importante, poiché, se troppo lungo, può comportarepericolosi ripensamenti nel paziente ma anche nel familiare.  Quest’ultimo nella sua battaglia quotidiana contro la dipendenza, tende ad oscillaretra due modalità comportamentali distinte e opposte: il controllo e la sopportazione. La prima può arrivare al monitoraggio di tutte le attività del paziente, provocando reazioni di rabbia e menzogna, e rispondealla ferma convinzione che in questo modo il paziente uscirà dalla spirale patologica.  La sopportazione, e in particolare la giustificazione, spingono, invece, il familiare ad accondiscendere alle richieste del paziente, emancipandolo dalle sue responsabilità, quindi rinforzando il problema della dipendenza. Sia l’uno che l’altro atteggiamento, benché condivisibili sul piano umano,rischiano non solo di non produrre alcun effetto, ma anche di ostacolare il lavoro del professionista che prende in carico il paziente.</p>
<p>Dal momento del primo contatto,  il professionista prenderà in carico non solo il paziente ma anche il suo ambiente familiare, che come si vedrà più avanti sarà tenuto ad uniformarsi a specifici criteri terapeutici. Il coinvolgimento e la collaborazione di uno o più familiari, come ben riportato dalla letteratura disponibile in materia, è un elemento cruciale  nel trattamento di una dipendenza patologica.</p>
<p><strong>2. Colloqui motivazionali.</strong></p>
<p>La dipendenza, più di altre problematiche di salute mentale, comporta per il professionista  uno sforzo abnorme per motivare il paziente al superamento del proprio problema. Nonostante che la sua vita diventi giorno dopo giorno  sempre più penosa e  insostenibile, proprio a causa degli effetti della  dipendenza, il paziente tenderà lo stesso a ripetere all’infinito le proprie condotte patologiche, nonché a sminuire la reale portata del problema, se non a negarlo completamente. (come vedremo meglio dopo si parlerà di egosintonicità).  L’alcol, la cocaina, il gioco d’azzardo ecc, di sicuro offrono un rinforzo intenso: le sensazioni piacevoli che innescano sono così potenti da spingere il paziente a reiterare i comportamenti di abuso e dipendenza, nonostante i pesanti effetti collaterali.  Se parliamo di motivazione al cambiamento, e quindi  anche di motivazione alla terapia, appaiono quanto mai cruciali due fattori psicologici: la frattura interiore e il senso di auto efficacia. Con il primo termine si intende un disagio, una sofferenza che può provare una persona che sente di non essere come vorrebbe essere. L’obeso chevorrebbe diventare magro, ad esempio,sperimenta un elevato senso di frustrazione corrispondente ad una elevata frattura interiore. Per autoefficacia s’intende invece la fiducia che la persona ha delle proprie capacità di attuare il cambiamento. Se la persona obesa dell’esempio precedente  confida nelle proprie capacità di sostenere e portare avanti una dieta riporta un elevato senso di autoefficacia.</p>
<p>E’ bene precisare che il trattamento terapeutico dovrà avere come finalità il raggiungimento dell’astinenza assoluta dalla sostanza / attività incriminata e non la semplice moderazione. “L’astinenza perfetta è più facile della perfetta moderazione”, diceva  S. Agostino, e ciò appare ancora più vero nel caso della dipendenza, a causadi una serie di aspetti clinici che sottendono tale condizione, come la dicotomiatutto / nulla.  Ad esempio il paziente alcolistatenderà a berequantità di alcool elevate per raggiungere l’effetto psicotropico desiderato piuttosto che fermarsi al secondo bicchiere di vino. Allora diviene paradossalmente più facile per lui non bere affatto piuttosto che cercare di controllarsi.</p>
<p>Il buon esito della terapia dipenderà anche dall’articolazione di un percorso che potrà essere realmente efficace se non modificato nelle sue parti. E’ tutt’altro  che infrequente , infatti,  il tentativo del paziente di prendere dal trattamento quello che più gli aggrada,  rifiutando tutto quello che gli appare troppo impegnativo o addirittura umiliante.</p>
<p><strong>3. Psicoterapia individuale</strong></p>
<p>Il processo terapeutico mira a rendere il paziente  sempre più consapevole delle emozioni  e dei pensieri connessi alla problematica della dipendenza, con il fine di trasformare il momento del consumo, ovvero di uso  della sostanza o dell’attività, da automatico a volontario. Il paziente, infatti, soprattutto nelle prime fasi del trattamento, può manifestare la sensazione, o peggio la convinzione,  di essere impotente di fronte a situazioni vissute come ineluttabili, e conseguentemente de-responsabilizzarsi. Al tempo stesso può anche capitare il fenomeno opposto, ovvero che il paziente percepisca la problematica della dipendenza come un evento facilmente controllabile e quindi superabile. “Smetto quando voglio”. In questo caso il pensiero del paziente diventa “magico”, immaturo, superficiale se non palesemente divergentedalla realtà.</p>
<p>Ma i problemi che una psicoterapia individuale deve affrontaresono innumerevoli, poichèla dipendenza patologica comporta unaelevata cronicità, recidività,comorbilità ed egosintonicità. Con il primo termine  si intende la lunga duratadella patologia, che talvolta accompagna il soggetto per tutta la vita. E’ raro, quindi, che la dipendenza si instauri solo per un breve periodo senza più ripresentarsi, o meglio recidivare, in futuro. Quando questo accade si parla di ricaduta ed è un momento sempre molto delicato per il clinico, dato che può scoraggiare il paziente e gli stessi familiari dal continuare la terapia. Per comorbilità si intende invece la presenza nello stesso paziente anche di altri disturbi mentali. Rispetto alla popolazione generale chi ha una dipendenza patologica, in particolare dalle droghe, ha il doppio delle probabilità di soffrire di disturbi dell’umore o di ansia o di altre patologie mentali. L’egosintonicità, infine, implica che il paziente riconosca la propria dipendenza non come un disturbo da affrontare e combattere piuttosto come un elemento integrante la propria personalità. Per tutti questi aspetti è importante che il trattamento, e la psicoterapia individuale nello specifico, tenga conto della complessità del fenomeno e di come questo si inserisca nell’ambiente familiare, lavorativo e sociale circostante.</p>
<p>La somministrazione di specifici strumenti psicodiagnostici, come l’MMPI o simili,permettein questo senso, non solo di evidenziare la complessità del fenomeno,  maanche come questo si inserisca nella personalità del paziente. Ciòconsentirà di dirigere e influenzare meglio le sedute successive  che avranno, come già detto, l’obiettivo di sospendere, e non semplicemente ridurre, l’uso della sostanza o dell’attività incriminata. Proprio perché si parla di un disagio complesso è importante che siano messi in campo più strumenti possibili, comela prevenzione delle ricadute,l’uso di forme di piacere sano (relazioni, hobby, sport, ecc.), antitetiche a quelle tossiche,la gestione del craving, come pureil monitoraggio economico. Quest’ultima tecnica parte dall’esigenza di limitare l’uso del denaro da parte del paziente per limitare anche, o quanto meno ostacolare, il ricorso alla sostanza o all’attività incriminata. Più soldi il paziente avrà in tasca e maggiore sarà la sua propensione a procacciarsi ciò che gli da piacere. Proprio per questo motivo il familiare del paziente dovrà provvedere a ritirare le carte di credito o il bancomat del paziente, a cointestargli il conto corrente nonché a contingentare il suo denaro giornaliero.</p>
<p>L’impegno e la collaborazione del paziente prima ancora di essere testata su i risultati ottenuti  (se e quanto riesce a stare lontano dalle condotte patologiche) verrà valutata sulla partecipazione dello stesso alle sedute e alle attività proposte. Può sembrare banale dirlo ma sarà soprattutto questo a decretare il successo o l’insuccesso della terapia.</p>
<p><strong>4. Psicoterapia di gruppo</strong></p>
<p>L’utilizzo dello strumento gruppale nella clinica delle dipendenze patologiche è da sempre stato considerato, una delle vie elettive per il trattamento delle dipendenze patologiche in generale.  Il sostegno reciproco, la catarsiemotiva e le esperienze di apprendimento interpersonale favoriscono non poco il  riconoscimento della patologia, con tutte le insidie cognitive e comportamentali a  cui il paziente va incontro.</p>
<p>Il lavoro sulle storie personali è il cuore del lavoro in gruppo. Accanto al lavoro sugli aspetti più legati alla dipendenza, compresi gli episodi di ricaduta, nel contesto gruppale  viene approfondita la storia personale che ha generato il malessere psicologico e condotto il paziente nel tunnel della dipendenza.</p>
<p>La motivazione al cambiamento viene considerevolmente accresciuta dalla presenza dell’altro, come anche la presa di coscienza dei propri valori e aspirazioni. Queste un tempo guidavano la vita del soggetto, favorendo scelte, obiettivi da raggiungere o pericoli da evitare, ma chead un certo punto, sono state oscurate dalla dipendenza patologica.  Da questo punto di vista l’astinenza dalla sostanza o dall’attività non è il fine, ma il mezzo con cui il paziente può preservare la sua salute e ricostruire una vita piena di significato.</p>
<p>Un aspetto particolarmente importante e che si registra invariabilmente in ogni esperienza di gruppo  è  l’aiuto che i pazienti più anziani forniscono spontaneamente a quelli appena entrati. Il contatto con chi ha già sospeso la condotta patologica, offre a chi si trova in fasi più iniziali del trattamento, l’esempio concreto che si può uscire dal tunnel, rispondendo alla domanda “ma qualcuno smette davvero?”</p>
<p><strong>Gruppo di sostegno ai familiari</strong></p>
<p>Il coinvolgimento del familiare, nonché la sua collaborazione, come già detto, è una risorsa importantecheil professionistanon può lasciarsi sfuggire. Poiché il paziente trascina nelle proprie sventure l’intera famiglia, con le conseguenti difficoltà sociali, lavorative, economiche e relazionali, diviene quanto mai importante sostenere il coniuge o il padre nella sua sofferenza. Nel gruppo riaffiorano ricordi, immagini, sogni e momenti di forte drammaticità, che il familiare condivide con  gli altri familiari così da favorire un senso di appartenenza e rispecchiamento fondamentali: “non mi sento più solodi fronte a questo problema, anche loro hanno passato il mio stesso calvario”. Attraverso il rispecchiamento con l’altro e i consigli del conduttore del gruppo, il familiare arriva ben presto a perfezionare la propria relazione con il paziente così da non ripetere gli errori del passato. Un errore comune a molti familiari è la codipendenza:la codipendenzaè una dinamica per la quale una persona viene influenzata in modo eccessivo e quindi patologico dal comportamento di un’altra persona che cerca al contempo di controllare o correggere. Colui che si lega ad un alcolista, un giocatore d’azzardo o un tossicodipendente è animato dalla speranza di salvarlo, di guarirlo dalla dipendenza. Dedica la propria vita al recupero dell’altro, lotta. Sopporta umiliazioni, sacrifici, deficit economici, a volte vere a proprie violenze fisiche. Eppure resta intrappolato nella relazione, vi si aggrappa, non demorde. Il partner ha una dipendenza da una (non) sostanza, il codipendente ha una dipendenza dal partner.</p>
<p><strong>Terapia farmacologica</strong></p>
<p>La terapia farmacologica viene usata, prevalentemente, per gestire i sintomi dell’astinenza e prevenire le ricadute. In primo luogo, quindi, i farmaci aiutano a eliminare i sintomi dolorosi che si manifestano durante la disassuefazione e ad evitare che si ricominci ad assumere la sostanza: questo non costituisce, in sé, il trattamento, ma rappresenta un primo passo indispensabile per il cambiamento. I disturbi psicologici eventualmente compresenti, inoltre, potrebbero contribuire al mantenimento della dipendenza: il loro trattamento è un ulteriore obiettivo che facilita la disassuefazione. Spesso si riscontra come la dipendenza risponda ad una condizione depressiva non compresa e non trattata in precedenza, diventando, quindi,  una sorta di antidepressivo tossico con cui fronteggiare i pesanti vissuti depressivi: “quando gioco alle slot tutti i miei problemi scompaiono”.</p>
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		<title>La U della felicità!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Talli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 14:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sul tema della felicità sono stati spesi fiumi di parole e chiunque di noi può buttare giù una sua personale classifica di ciò che lo rende più felice. L&#8217;amore, il lavoro, il successo, la salute, il denaro e quant&#8217;altro. Tutti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul tema della felicità sono stati spesi fiumi di parole e chiunque di noi può buttare giù una sua personale classifica di ciò che lo rende più felice. L&#8217;amore, il lavoro, il successo, la salute, il denaro e quant&#8217;altro. Tutti fattori indiscutibilmente importanti ma non essenziali secondo quanto emerge da una ricerca condotta dall&#8217;Università di Warwick (Australia). Pare infatti che l&#8217;andamento della gioia sia una costante universale, che segua una sorta <span class="text_exposed_show">di percorso a U che vale per tutti, dal disoccupato all&#8217;avvocato di successo. </span></p>
<p><span class="text_exposed_show">T</span><span class="text_exposed_show">utto inizia con l&#8217;entusiasmo dei primi anni e con l&#8217;aspettativa di vivere una vita piena di belle esperienze e soddisfazioni. Ma già dall&#8217;adolescenza si assiste ad un crescendo d&#8217;impegni , stress, esami da superare, lavoro da trovare e i soldi che non bastano mai. </span></p>
<p><span class="text_exposed_show">La parabola decrescente della gioia tocca il suo apice intorno ai 40 anni quando si inizia a fare un primo bilancio della vita. Non tutto è andato secondo le aspettative, anzi, e quella rata di mutuo ancora da pagare ci ricorda che avremo ancora tanti anni davanti a noi di fatica. È più o meno intorno ai 50 anni che assistiamo ad una inversione di tendenza, la curva della gioia ritorna a salire fino a toccare il massimo intorno ai 70 anni.<br />
Interessante, vero?<br />
Per chi come me è cresciuto con il mantra &#8220;se non ti diverti adesso quando?&#8221; i risultati di questo studio sono una vera boccata d&#8217;ossigeno. È proprio il caso di dire &#8220;il meglio deve ancora arrivare&#8221;.</span></p>
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		<title>New addictions: l&#8217;invasione delle droghe senza sostanza.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Talli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 14:43:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante le dipendenze più note siano quelle relative all&#8217;assunzione di sostanze , come alcol o cocaina, esiste un&#8217;altra classe di dipendenze scatenate invece da attività specifiche. Si parla di comportamenti socialmente accettati come lo shopping, il gioco d&#8217;azzardo o il&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante le dipendenze più note siano quelle relative all&#8217;assunzione di sostanze , come alcol o cocaina, esiste un&#8217;altra classe di dipendenze scatenate invece da attività specifiche. Si parla di comportamenti socialmente accettati come lo<strong> shopping, il gioco d&#8217;azzardo o il sesso</strong> , che ripetuti ossessivamente portano l&#8217;individuo ad una progressiva dipendenza. Ma come si può giocare d&#8217;azzardo così tanto da arriva<span class="text_exposed_show">re a indebitarsi, oppure comprare 100 paia di scarpe senza mai metterle? </span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><br />
Perché, come per le altre dipendenze indotte da sostanze, anche queste nuove forme di piacere presentano due caratteristiche principali : <strong>il craving e l&#8217;astinenza</strong>. La prima è il desiderio incoercibile a compiere quella determinata azione, a cui l&#8217;individuo difficilmente riesce a sottrarsi. La seconda si riferisce all&#8217;intenso malessere che l&#8217;individuo avverte quando cerca di resistere al comportamento patologico. È per ritornare a &#8220;stare bene&#8221; che poi compie nuovamente l&#8217;attività.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><br />
Malgrado ogni forma di addiction sia caratterizzata da aspetti peculiari, nel loro insieme sembrano suggerire un desiderio di fuga dalle difficoltà quotidiane e un’incapacità a tollerare la sofferenza psicologica.<br />
Nel prossimo post parleremo della &#8220;regina&#8221; di tutte le new addictions, ovvero il gioco d&#8217;azzardo patologico.</span></p>
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		<title>Le domande pìu frequenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Talli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2017 22:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo articolo descriverò le domande frequenti sulla mia professione: Ho perso un po&#8217; la vista, molto l&#8217;udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent&#8217;anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.massimotalli.it/domande-frequenti-psicologia/">Le domande pìu frequenti</a> proviene da <a href="https://www.massimotalli.it">Massimo Talli Psicoterapeuta a Roma e Aprilia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo descriverò le domande frequenti sulla mia professione:</p>
<blockquote><p><i><span style="font-weight: 400;">Ho perso un po&#8217; la </span></i><i><span style="font-weight: 400;">vista</span></i><i><span style="font-weight: 400;">, molto l&#8217;</span></i><i><span style="font-weight: 400;">udito</span></i><i><span style="font-weight: 400;">. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più </span></i><i><span style="font-weight: 400;">adesso</span></i><i><span style="font-weight: 400;"> di quando avevo vent&#8217;anni. Il corpo </span></i><i><span style="font-weight: 400;">faccia</span></i><i><span style="font-weight: 400;"> quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la </span></i><i><span style="font-weight: 400;">mente</span></i><i><span style="font-weight: 400;">. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">&#8211; Rita Levi Montalcini</span></i></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Quali sono le differenze tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra?</p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre lo psicologo</span> <span style="font-weight: 400;">offre </span><a href="https://www.amletopetrarca.com/"><span style="font-weight: 400;">consulenze psicologiche</span></a><span style="font-weight: 400;"> o fa diagnosi tramite la somministrazione di test, lo psicoterapeuta ha conoscenze e strumenti per intervenire direttamente sul problema, svolgendo così un intervento di cura specifico e differente naturalmente per tipo di formazione. La figura dello psicoterapeuta, quindi risulta essere molto più completa, in quanto oltre ad offrire consulenze psicologiche offre anche un </span><a href="https://www.amletopetrarca.com/2013/06/29/psicoterapia-breve-bologna/"><span style="font-weight: 400;">percorso psicoterapeutico e di cura</span></a><span style="font-weight: 400;">. Lo psichiatra, a differenza dello psicologo e dello psicoterapeuta è laureato in medicina e chirurgia, perciò il suo intervento è focalizzato sul trattamento farmacologico. Capita però che quando uno psicologo-psicoterapeuta lo ritiene necessario invia i suoi pazienti dallo psichiatra per il trattamento farmacologico, in parallelo con la psicoterapia, e viceversa. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;"> Serve realmente la psicoterapia?</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Studi molto approfonditi riportano che circa l’80% dei pazienti che hanno svolto una psicoterapia ne hanno tratto ampio giovamento. Per una buona parte del rimanente 20%, non si può parlare di insuccesso, bensì dell’essere riusciti ad evitare un peggioramento ulteriore del quadro clinico. Questo non ulteriore deterioramento del quadro clinico si verifica per lo più in presenza di disturbi molto gravi della personalità e in presenza di disturbi inerenti lo spettro delle psicosi. In sostanza, sono pochissime le persone che non traggano beneficio alcuno da una psicoterapia.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Tornando al sopra citato 80%, i benefici evidenziati da questi studi sono sostanzialmente di due tipi: la risoluzione/scomparsa dei sintomi; il riuscire a trovare nuovi approcci esistenziali, e ciò pare maggiormente vero per le psicologie del profondo (psicologia analitica, psicoanalisi ect..) che permettono il raggiungimento di un migliore equilibrio complessivo della personalità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;"> Sono utili i test psicologici?</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">I test psicologici sono utili nella misura in cui riescono ad aggiungere delle informazioni cliniche, da integrare con il colloquio. Un test, qualsiasi esso sia, non va interpretato come una verità assoluta, bensì più realisticamente come una fotografia che coglie alcuni aspetti del paziente. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In linea generale, nel momento in cui si decide di ricorrere all’utilizzo di test, è opportuno avvalersi di una batteria di test, ovvero un insieme di test (un test di personalità, uno proiettivo, uno cognitivo) che mirano a cogliere aspetti diversi della persona testata.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;"> Farmaci o psicoterapia?</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">In linea generale gli psicofarmaci sono un valido aiuto  quando facilitano il lavoro psicoterapeutico, e non quando vengono usati “difensivamente” per non affrontare le proprie difficoltà e la propria sofferenza. Per esempio un paziente che soffre di ansia può desiderare la prescrizione di psicofarmaci semplicemente per attenuare la propria ansia, senza voler riflettere sul perché e sul senso dell’ansia stessa. Quindi, prima di procedere con un’eventuale integrazione psicofarmaci-psicoterapia, è necessario valutare l’atte</span><b>gg</b><span style="font-weight: 400;">iamento c</span><span style="font-weight: 400;">h</span><span style="font-weight: 400;">e il paziente </span><span style="font-weight: 400;">h</span><span style="font-weight: 400;">a nei confronti del proprio problema.  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;"> Cos’è la </span><span style="font-weight: 400;">terapia cognitivo-comportamentale</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle più diffuse psicoterapie per la terapia di diversi disturbi psicopatologici, in particolare dei disturbi dell’ansia e dell’umore. È stata sviluppata originariamente negli anni Sessanta del XX secolo, principalmente a partire dal lavoro di Aaron Beck. Tale approccio postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti evidenziando come i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali che si mantengono nel tempo, a dispetto della sofferenza che il paziente sperimenta e delle possibilità ed opportunità di cambiarle, a causa dei meccanismi di mantenimento. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) si propone, di conseguenza, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali. È stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace. La CBT, infatti, ha mostrato risultati superiori o almeno uguali agli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute.La terapia cognitivo comportamentale prevede protocolli della durata di 4/12 mesi. Problemi psicologici più gravi necessitano ovviamente di tempistiche diverse.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Malati di gioco.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Talli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 22:37:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Sono riuscito a nascondere il mio problema per circa un anno e mezzo, poi un giorno mia moglie mi ha scoperto davanti ad una slot in uno stato pietoso. Ero così preso da quel pezzo di metallo che mi sono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>«Sono riuscito a nascondere il mio problema per circa un anno e mezzo, poi un giorno mia moglie mi ha scoperto davanti ad una slot in uno stato pietoso. Ero così preso da quel pezzo di metallo che mi sono accorto di lei solo dopo che mi ha strattonato il braccio per staccarmi da quella dannata macchina. Con il senno di poi è stata davvero una fortuna, perché se non mi avesse costretto a curarmi chissà quale fine avrei fatto. Nel frattempo però ero riuscito a dilapidare più di 30000,00 euro”.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong> Marco, 46 anni, ex giocatore.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong> </strong></p>
<p>Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è una delle prime forme di “<strong>dipendenza senza droga</strong>” studiate dalla comunità scientifica e sicuramente una delle più diffuse e insidiose (si stima che circa il 2% della popolazione italiana sia affetta da GAP, con una netta prevalenza del sesso maschile su quello femminile). Non si parla semplicemente di “vizio del gioco ” ma di “malattia del gioco ” poichè il paziente perde completamente il controllo sul proprio comportamento, giocando sempre più spesso e perdendo somme sempre più grandi, fino a scivolare in un baratro di disperazione e solitudine.</p>
<p>E’ per questo motivo che è possibile riscontrare in questa categoria di pazienti un elevato tasso di suicidi e di tentativi di suicidio. In senso stretto si definiscono “giochi d’azzardo” tutti quei giochi in cui è presente una posta in palio (in genere denaro) e il cui esito dipende più dalla fortuna che dall’abilità del giocatore.</p>
<p>Tra tutti i giochi d’azzardo,<strong> le slot machines presentano un elevato tasso di additività</strong> per via di alcune caratteristiche tecniche. Sono senza dubbio veloci (i giochi veloci e immediati impediscono al giocatore di pensare), fanno uso di una tecnologia attraente (spesso i suoni e i colori hanno lo scopo di incitare le giocate, e il piatto di metallo di amplificare il rumore delle monetine), hanno una bassa soglia di accesso (si può giocare con poco denaro), la riscossione delle vincite è immediata, sono semplici, intuitive (non richiedono alcuna competenza da parte del giocatore) e infine sono diffusissime, in pratica in ogni bar.</p>
<h3>Terapie</h3>
<p><strong>Le terapie per il Gioco d’Azzardo Patologico esistono</strong>, tuttavia, solo il 10% dei giocatori in difficoltà richiede un intervento specifico. Molto spesso il giocatore d’azzardo giunge alla richiesta d’aiuto per tentare di risolvere i problemi che scaturiscono dalle perdite economiche, e non perché desideroso di smettere di giocare o perché cosciente di essersi ammalato.</p>
<p>La psicoterapia si deve concentrare soprattutto sull’<strong>esigenza patologica del paziente di nascondere le giocate</strong>, sul diniego del problema con la conseguente relativizzazione dei rischi, e sulle numerose distorsioni cognitive che sottendono la dipendenza (spesso l’azzardo viene più considerato un gioco di abilità che di fortuna. Il giocatore si illude quindi di poter controllare la sorte).<br />
Come per le dipendenze da sostanze, il trattamento deve favorire l’astinenza completa dal gioco d’azzardo, non la semplice moderazione, e<strong> coinvolgere il nucleo familiare</strong> del giocatore per impedire allo stesso di accedere indiscriminatamente al denaro.</p>
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		<title>Il giocatore d&#8217;azzardo e il suo familiare. Consigli pratici.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Talli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 22:39:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre scrivo queste righe alcuni di voi staranno combattendo la loro battaglia quotidiana contro il gioco d&#8217;azzardo. Questo post non è dedicato a loro, ma ai loro parenti o amici che trovandosi del tutto impreparati ad aiutare il loro caro&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo queste righe alcuni di voi staranno combattendo la loro battaglia quotidiana contro il gioco d&#8217;azzardo. Questo post non è dedicato a loro, ma ai loro parenti o amici che trovandosi del tutto impreparati ad aiutare il loro caro potrebbero quantomai gradire ricevere alcuni consigli. Può sembrare cinico dirlo ma la persona che avete conosciuto un tempo non c&#8217;è più, nonostante che il suo aspetto vi convinca del contrario.</p>
<p><strong>Scordatevi le attenzioni di un tempo</strong>, la dedizione ai figli o al lavoro, l&#8217;attaccamento alla partita di calcetto o alle uscite con gli amici. Ma sopratutto scordatevi di interagire con lui con la consueta fiducia, perché quello che uscirà dalla sua bocca sarà probabilmente non vero. Da quando la sua personalità è entrata in contatto con il gioco le sue abitudini come il suo sistema di valori sono cambiate in modo radicale, diventando per così dire gioco-centriche.</p>
<h3>Consigli</h3>
<p><strong>Il primo consiglio</strong>, quindi, che mi sento di darvi è di partire dall&#8217;idea di avere accanto una persona malata. E&#8217; per questo che non pensa ad altro che al gioco (slot, bingo, lotto e quant&#8217;altro), ed è per questo che vi mente spudoratamente quando deve coprire le sue perdite. Se ammettiamo l&#8217;esistenza di una malattia, simile alla tossicodipendenza, allora potrà essere più facile non commettere alcuni errori, come quello di poterlo aiutare da soli, la sindrome del “io ti salverò”, o semplicemente di aspettare che il vento cambi. Non riuscirete ad aiutarlo bloccandogli il conto corrente o seguendolo alla sala scommesse sotto casa, e il problema non si dissolverà improvvisamente come per magia.</p>
<p><strong>La dipendenza</strong> è un po&#8217; come un tatuaggio sulla pelle che una volta impresso non può più andare via, possiamo solo nasconderlo o approntare degli interventi ad hoc per rimuoverlo. Ma prima di scegliere la terapia più idonea, dovrete probabilmente affrontare un altro problema tutt&#8217;altro che secondario, ovvero di come convincere il vostro familiare ad intraprendere una cura. Come ho già detto in un precedente post <strong>solo il 10 % dei giocatori patologici richiede un trattamento</strong>. Questo vuol dire che la stragrande maggioranza dei ludopatici rifugge da qualsiasi intervento , cercando ostinatamente di negare l&#8217;esistenza del proprio problema.</p>
<h3><strong>Cosa fare quindi per motivarlo al cambiamento?</strong></h3>
<p>Certo possiamo prendere la strada del dialogo e spiegargli le conseguenze e i rischi di una si fatta condotta, ma dubito che servirebbe a qualcosa. Anche il fumatore conosce perfettamente le conseguenze delle proprie azioni, ma avete mai visto qualcuno chiamare il numero verde stampato sul pacchetto per chiedere aiuto? Non credo. Occorre trovare delle argomentazioni più convincenti, ma soprattutto evitare di cadere nella trappola della co-dipendenza.</p>
<p><strong>Non deve essere il familiare ad adeguarsi al giocatore ma quest&#8217;ultimo a voi</strong>. Troppo spesso ho sentito in seduta la frase “Mi ha detto che avrebbe chiamato il medico ma poi non l&#8217;ha fatto, ora aspetto che gli ritorni la voglia”. Purtroppo questo è il modo più sicuro per creare una situazione a dir poco paradossale: il giocatore che dipende dal gioco e il familiare che dipende da lui. Per nostra fortuna anche il giocatore, come tutti gli esseri umani, è dotato di un <strong>istinto di sopravvivenza</strong> e dobbiamo fare leva su quello per ottenere ciò che vogliamo. Ha già perso un mucchio di soldi, la stima dei colleghi e degli amici, forse potrebbe perdere anche la persona che tiene più al mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.massimotalli.it/gioco-azzardo-familiare/">Il giocatore d&#8217;azzardo e il suo familiare. Consigli pratici.</a> proviene da <a href="https://www.massimotalli.it">Massimo Talli Psicoterapeuta a Roma e Aprilia</a>.</p>
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